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CHE COSA ASPETTARSI QUANDO SI ASPETTA DAGLI ALTRI

Quanto tempo passiamo ad aspettare un amico che ci chieda di uscire, le scuse da chi ci ha ferito o un “ti amo” dalla persona che ci sta accanto? Più il tempo passa senza che questo succeda e più in noi si genera malcontento, delusione, rancore, risentimento, dolore. Ci chiediamo perché non ci comprendono, perché non ci cercano o non ci rispondono nel modo che vorremmo. Presi da mille interrogativi e incertezze, rimaniamo in continua attesa dell’altro. Ci aspettiamo che siano gli altri a risarcirci del male che ci hanno fatto, a indovinare il nostro bisogno di affetto e per questo pretendiamo un risarcimento, riparatorio o d’amore non importa, basta che sia in grado di alleviare le nostre ferite. Eppure, nulla di tutto questo avviene. Questo perché gli altri non possono indovinare i nostri bisogni e desideri, a meno che non li esplicitiamo chiaramente.
La risposta al titolo dell’articolo è dunque il rimanere delusi, non tanto perché gli altri siano egoisti, cattivi o perché abbiano l’intenzione di ferirci, piuttosto perché non possono sapere di che cosa abbiamo bisogno, forse non sanno neanche di che cosa abbiamo bisogno, immersi, a loro volta, nei loro bisogni e ferite. Nessuno merita di portare sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca! Non possiamo addossare sugli altri il fardello di salvarci o di appagare i nostri bisogni insoddisfatti. Solo noi possiamo farlo. Non è compito degli altri, è compito nostro.


Piuttosto, chiediamoci che cosa possiamo fare noi, affinché gli altri comprendano e vedano i nostri bisogni. Se desideriamo rivedere un amico che non si fa mai vivo, che cosa potremmo fare per rivederlo o comunque, per comunicargli che ci manca? Se ci aspettiamo una riparazione da chi ci ha ferito, perché non metterlo al corrente di quanto soffriamo e far sì che veda il nostro dolore? Perché non aprire per primi il cuore e mostrare quanto amiamo a chi ci sta vicino? Probabilmente, non lo facciamo perché temiamo un’ulteriore delusione, ferita o rifiuto, ma non soffriremmo comunque anche se non lo facessimo? Aprirsi agli altri e mostrarsi nei propri sentimenti e bisogni implica lasciar cadere l’armatura che ci protegge, correre il rischio di rimanere delusi e feriti. L’armatura ci protegge sì da tutto ciò che ci potrebbe ferire e far male, ma al contempo impedisce di sentire ciò che di buono potrebbe provenire dall’esterno, un contatto, una carezza, un abbraccio. Facendo cadere l’armatura è vero che ci si rende vulnerabili, ma allo stesso tempo permette all’altro di vederci e di aprirsi a sua volta.