
SIAMO I PADRONI DELLE NOSTRE EMOZIONI?
Mario stava guidando sull’autostrada con il suo amico e si godeva il viaggio, quando un’altra macchina gli tagliò all’improvviso la strada, in modo aggressivo e pericoloso. Mario era furioso, rosso di rabbia e gridava e inveiva, suonando il clacson a più non posso. Rimase così per tutta l’ora successiva, si sentiva frustrato e continuava a pensare a ciò che era successo. L’amico che era accanto a lui decise di non dire niente per un po’ e aspettò il momento giusto per fargli questa domanda: “Come mai lasci che il comportamento di un altro automobilista ti faccia arrabbiare tanto?” Mario, che si aspettava un sostegno da parte dell’amico, rimase male e chiese: “Che vuoi dire?”. L’amico rispose: “Quello che ha fatto quel tipo diceva molto di lui, ma tu hai reagito come se dicesse qualcosa di te. Nessuno spinge i tuoi pulsanti. Sei tu che hai il comando del pannello di controllo”. Così, Mario iniziò a rendersi conto che poteva SCEGLIERE le sue reazioni alle diverse situazioni. Poteva arrabbiarsi, volendo, oppure restare calmo e liquidare il comportamento degli altri come indicativo del loro modo di essere, e non del suo.
Questa storia, riadattata dal libro “Le parole portano lontano” di Nick Owen, contiene un messaggio importante: non siamo in balìa delle nostre emozioni e delle nostre reazioni comportamentali. Solo noi possiamo decidere quale pulsante premere in risposta alle diverse situazioni, e con quale intensità, perché è responsabilità personale regolare il proprio stato reattivo. Soprattutto, non possiamo imputare agli altri la responsabilità del nostro sentire.
Se Mario decidesse di venire in psicoterapia e volesse un aiuto per gestire le sue manifestazioni emotive, si potrebbero concordare diversi obiettivi di lavoro. Ad esempio, si potrebbe lavorare insieme per identificare quali sono i precursori della dis-regolazione emotiva, cioè individuare quali sono i segnali del corpo e i pensieri che fanno “partire la miccia”. Nel caso di Mario, lo stimolo esterno che aveva innescato la sua reazione emotiva era stato il comportamento sconsiderato e irrispettoso dell’automobilista che gli aveva tagliato la strada. Provare rabbia, in questo caso, è appropriato all’ingiustizia che ha subìto, ma Mario l’ha sperimentata con un’intensità travolgente, tale da rischiare di “andare fuori controllo” e di trasformare la rabbia in aggressività. Non siamo abituati a rivolgere l’attenzione a ciò che ci succede internamente, eppure, sapere che cosa succede nel corpo e quali sensazioni corporee si accompagnano alla rabbia, notando per esempio un aumento del battito cardiaco, una tensione muscolare, un irrigidimento della mascella, è molto utile per fermare in tempo l’escalation dell’emozione. Un ulteriore passo è notare quali sono i pensieri che si accompagnano all’emozione della rabbia e alle sensazioni corporee individuate; potrebbe essere un pensiero quale “Mi ha mancato di rispetto”, oppure “Nessuno mi tratta come mi merito” o ancora “Non mi succede mai nulla di buono” e via discorrendo. Talvolta, gli stimoli che innescano un’attivazione emotiva hanno a che fare con le esperienze di un passato traumatico. Ci si potrebbe chiedere come mai Mario abbia percepito l’offesa che gli è stata arrecata in termini personali; può aver vissuto offese e umiliazioni nelle sue storie di attaccamento che lo hanno reso suscettibile alle provocazioni, come se il passato si stesse ripresentando nella realtà attuale? Durante il lavoro psicoterapeutico, Mario potrà integrare la sua esperienza interiore, connettendo ad un’emozione i relativi pensieri, sensazioni corporee e ricordi. Potrà inoltre elaborare le vicende dolorose connesse al tema della rabbia e allenarsi ad usare risorse auto-regolatorie, in termini di strumenti e tecniche che lo aiuteranno a riportare le emozioni ad uno stato di equilibrio. In fin dei conti, solo noi siamo i veri responsabili dei nostri pulsanti.